Ludwig ConistabileUna persona come tante (o forse no, una persona speciale, e scopriremo il perché) improvvisamente spogliata di tutto, carriera, soldi, vita sociale, dignità: può capitare a tutti, anche ai migliori. Tutto inizia con qualcuno che, talvolta platealmente talvolta di nascosto, carica sassi nelle nostre tasche, uno alla volta. All’inizio non ce ne accorgiamo, poi il peso diventa insopportabile e, a un certo punto, anche un unico sassolino in più fa scattare la trappola: si precipita. E quando si precipita, di colpo si perde proprio tutto, in un tritacarne che frantuma anche la più tenace resistenza.
L’Autrice ci trascina nel vortice della Protagonista, direttamente all’interno della sua anima, sprofondata in un buco nero: è solo l’inizio di un viaggio alla ricerca della luce. Ma non c’è Virgilio a guidarla, e questa Donna ormai Nuda deve fare tutto da sola.
Annichilita e sbatacchiata come uno straccio dai marosi e del vento furioso, che la lambiscono e intendono portarsela via, a un passo dalla morte, con la forza della disperazione, cerca di aggrapparsi a qualcosa per resistere: prima qualche vaga immagine delle piantine portate in esilio con sé, poi i paesaggi di un inverno rabbioso al mare, canti di uccelli di una quercia e poi ancora, dopo le immagini vissute con lo spirito di una pittrice, emozioni talmente brucianti da risvegliare, piano piano il cuore: una zingara che non cerca la carità ma la elargisce in silenzio, un malato ormai rassegnato a trapassare ma sereno perché la protagonista gli terrà la
mano, la voce dei familiari lontani che la cercano.
Catarsi difficilissima, ma il grande pregio di questa Donna è che, dopo i primi tempi di sbigottimento quando le disgrazie incombono, riesce ad accettare la sfida, spalancando le braccia: sa che il libeccio soffia fortissimo, inutile mettersi contro, lo abbraccia, si fa trascinare, ma tiene in mano il filo di Arianna: resisterà? Non si perderà? Non si può anticipare nei dettagli la trama di questo Viaggio dell’Anima intenso e profondo, che parte dall’urlo di Munch, segue la tragedia greca, il dolore nella concezione di Carlo Emilio Gadda, descrive una
protagonista che non può vivere con gli occhi asciutti, talvolta Mary Poppins, ma con la forza e l’intensità di sentimenti della Giovanna D’arco di Mark Twain. Qui si impara che non è la forza bruta di Alessandro Magno a sciogliere i nodi, ma la pietas di San Francesco.
Colpisce, incontrando Annamaria, l’attenzione e l’ascolto attento, lo sguardo vivissimo, la cultura poliedrica, e la grande sensibilità. Le stesse caratteristiche della protagonista di questa opera, che spicca decisamente tra le produzioni letterarie attuali: un viaggio, colorato a tinte forti, dentro l’anima.
Adelfo Maurizio Forni
Como, 13 agosto 2021

