mercoledì 7 ottobre 2026

La poesia di Annamaria Vezio

 

La poesia di Annamaria Vezio – recensione di Enrico Marco Cipollini


Ogni silloge si dipana su tanti e sovra tutto svariati e speziati temi i quali hanno, un comune denominatore che è la trascendenza –i titoli non sono messi a caso- da un mondo dominato dal tempo edace e costellato più da dolori che gioie per cercare una dimensione di pieno amore, una ricerca tramite il lògos poetico della comprensione dell’essere in quanto la verità non si nasconde più ma si disvela nel senso greco del verbo. Tolto il velo dell’apparenza alla mondanità, il sostrato che mai non muta è il dolore, la sofferenza, la gioia, il valore degli affetti: ciò che l’Autrice chiama «essenza della persona» non vista come mezzo, strumento ma quale fine a sé stante. Sia ben chiaro, noi non leggiamo il mondo ma il nostro mondo, non appercepiamo le cose ma le nostre cose, i nostri desideri e non delle astratte esigenze e nella poesia, linguaggio anti-reificante per antonomasia, domina il cosiddetto “fantasma iconico” che, detto in altre parole, non è altro che la diversa capacità significativa della parola. Impossibile quindi “oggettivizzare” la poesia, impossibile a tradursi in altro linguaggio. Il critico e il lettore si limitano a interpretare e non a trovare “il vero oggettivo”, tipico della scienza, ma tale apparente limite è la forza, la vis insita della poesia: troviamo individualmente i nostri vissuti, le nostre esperienze e le facciamo in tal modo nostre. Viviamo la creazione poetica tramite i nostri personalissimi vissuti interiori, i nostri bagagli culturali, la nostra sensibilità. L’elaborazione finale non è del poeta che potrebbe esser anche anonimo ma di chi usufruisce della poiesis: sono i vari livelli interpretativi del Soggetto che recepiscono e fan poesia, si potrebbe azzardare pur restando la forma del bello in sé.

Nella poesia di Annamaria Vezio c’è un linguaggio che aspira ad una trascendenza religiosa ma, al di là di certa “metafisica”, s’avverte il mondo concreto e vitale dell’Autrice. Sono esperienze concrete, reali che la muovono a cimentarsi nell’ars poetica, è una vita dolorosa ma che mai mette in dubbio la vita che -nonostante tutto- ama: molto lontana dall’olimpica serenità di uno spirito assoluto (nel senso vero dell’etimo latino, slegato). Il suo volo verso una dimensione spirituale nasce da una sublimazione dei Vissuti (Erlebnisse è intraducibile), è una necessità d’armonia che disperatamente cerca, un Amore con la maiuscola che sia eterno, puro, incorruttibile. Un Amore che vive quindi nell’ottica spirituale e si mescola a quello cristiano ma non si limita ad agape bensì è sovente “desiderio” sensuale sebbene trasposto. Quindi lirica che, oltre a certa acmé metafisica, è concreta, verace, coinvolgente. Ma ciò che credo sia una delle chiavi interpretative è il mare come divenire e nel contempo sempre eguale. Si direbbe la unità degli opposti che crea l’identità: il divenire nell’essere. E il divenire porta seco la problematica del Tempo. Il tempo che scandisce i nostri momenti “passati-presenti” (in quanto riaffiorano: non siamo che la risultante delle esperienze precedenti) e i “presenti” che danno la spinta di elevarsi dal quotidiano affinché il tempo così si fermi in “attimi eterni” dove l’anima possa dilatarsi e così “riviva” quelle occasioni perdute. In breve à la Proust, la ricerca del tempo perduto non è altro che ritrovare e liberare il passato, un tempo liberato. Al lettore l’ultima parola, tali sono soltanto spunti per una lettura più profonda.

Enrico Marco Cipollini





venerdì 2 ottobre 2026

Mirate! Non con pietà, con riverenza Di Vincenza Laface - Premio Parole Nuove

 Mirate! Non con pietà, con riverenza

Questo corpo, che Iddio volle mutabile,
si fa scarno ed offre la sua pena
come un fiore tardivo offre l'essenza.
È meraviglia anche il patire.
È meraviglia il crin che cade, umile,
come foglia d'autunno al primo vento.
Il morbo venne, pose mano ardita
su le membra, su l'oro della chioma;
ma l'anima — oh, l'anima inviolata —
non volle esser locciata.
È rimasta bianca, in alto,
come cima di monte dopo la bufera,
che guarda il cielo e non conosce fango.

Vincenza Laface



mercoledì 30 settembre 2026

Come una farfalla di Macia Ciano

 Come una farfalla

Io e te andavamo

controvento

scegliendo del tempo le sue resilienze.

E tu mi portavi

dentro una crisalide

per sorridere e far spiegare le ali.

Vivere in un volo, n

on era abbastanza se non si aveva il sole,

la libertà e un piccolo fiore.

Questo incantevole enigma colorato,

nato dall’incontro di un petalo 

e un angelo volava oscillando

verso nuove avventure...

Tornerà?

Nella mia anima

s’aprivano oscure voragini

in un locciare vestito da stanche inquietudini.

Il cuore restava fedele al suo ultimo volo

ne accoglieva la luce della sua gelida rugiada.

Chiaro è di nuovo il cielo di settembre

non più incerto

al giorno

che muore.

L'alba schiarita è dall'ultima stella.

"Sopra foglie

che cedettero

sulle tegole rosse,

quella farfalla che il tempo rese incerto il colore,

molto presto da me volò senza più tornare"


Macia Ciano




L'ALTALENA DELLA MENTE di Silvana La Perna Premio Parole Nuove

 

L'ALTALENA DELLA MENTE

Ascolto i suoni mattutini

mentre sorseggio il mio caffè...

la mente si pone in uno stato sospeso

e il subconscio prende il sopravvento

calandosi nella parte quotidiana!

Ed ecco

il sipario di velluto rosso si apre

e la giornata inizia...

siamo tutti posseduti da due mondi,

un mondo di tristezza

quando m'incammino in cima a un monte

dove sorge una chiesa antica.

Entro per pregare

ma non riesco

perché anche Dio lo sento così lontano!

E mi assale Il dubbio,

mi sento sola,

il bisogno di pace si fa sempre più forte

e brucia il cencio di porpora

che qualcuno ha posto

sulle mie spalle nude.

E poi cambia faccia la luna

e cambia il mio umore,

m'inebrio ad ammirare la natura,

i rossi tramonti

che amoreggiano col mare...

e lo so che Dio mi ama

malgrado le mie miserie,

le debolezze,

le imprecazioni al tempo

ladro e tiranno

che ruba l'allegria anche al vento,

ruba i colori e i contorni

ai volti e alle fotografie...

ama la mia umana mente,

le mie poche virtù.

La mente dondola sola

in un'altalena di promesse,

mi porta in cielo in un attimo

e torno bambina

quando innocente ed estasiata

guardavo le foglie locciàre

al ticchettio continuo della pioggia

lucidandole

e l'idea della bellezza era già

poesia nella mia puerile mente!

Scende poi

sfidando il vento forte

e si ferma sotto il lago della realtà

dove vedi riflessa la tua vera immagine...

e su e giù dondoli...sali al cielo e sogni,

torni poi alla vita e l'ami così com'è!


Silvana La Perna





Babilonia il grande inganno Di Giovanna Malara Restuccia (S77M) Premio Parole Nuove

 

Babilonia il grande inganno


Sotto il peso

d'una cupola di silicio,

l'aria odora di miraggi

e noi sovrani del niente,

seduti su troni di cartapesta…

e nel mentre l'orizzonte si tinge

di albe artificiali,

beviamo dai calici della distrazione

dimenticando

le radici di casa nostra.

E santole di Babilonia,

a locciàre sul nulla

mentre ci vendono sogni

in offerta.

La verità nuda dentro al pozzo,

seppellita sotto dune di algoritmi e promesse...

Ma dove si nasconde il battito sincero?

Forse dove il cemento si squarcia e lascia passare un filo d'erba ostinato,

o nel vento antico,

che mai stanco

lìnge il cielo oscurato?

Non vi sono catene ai polsi,

ma alchimie invisibili

che avvelenano il pensiero...

E noi,

sonnambuli sul ciglio delle convinzioni,

continuiamo a confondere

il riflesso della luna

con la luce di un faro.


Giovanna Malara Restuccia (S77M)








AnimeDiVento

La poesia di Annamaria Vezio

  La poesia di Annamaria Vezio – recensione di Enrico Marco Cipollini Ogni silloge si dipana su tanti e sovra tutto svariati e speziati...