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La poesia di Annamaria Vezio – di Enrico Marco Cipollini Ogni silloge si dipana su tanti e sovra tutto svariati e speziati temi i quali hanno, un comune denominatore che è la trascendenza –i titoli non sono messi a caso- da un mondo dominato dal tempo edace e costellato più da dolori che gioie per cercare una dimensione di pieno amore, una ricerca tramite il lògos poetico della comprensione dell’essere in quanto la verità non si nasconde più ma si disvela nel senso greco del verbo. Tolto il velo dell’apparenza alla mondanità, il sostrato che mai non muta è il dolore, la sofferenza, la gioia, il valore degli affetti: ciò che l’Autrice chiama «essenza della persona» non vista come mezzo, strumento ma quale fine a sé stante. Sia ben chiaro, noi non leggiamo il mondo ma il nostro mondo, non appercepiamo le cose ma le nostre cose, i nostri desideri e non delle astratte esigenze e nella poesia, linguaggio anti-reificante per antonomasia, domina il cosiddetto “fantasma iconico” che, detto in altre parole, non è altro che la diversa capacità significativa della parola. Impossibile quindi “oggettivizzare” la poesia, impossibile a tradursi in altro linguaggio. Il critico e il l

venerdì 14 febbraio 2025

Lottiamo per la pace di Vincenzo Lagrotteria


Nel pensare l’apocalisse della guerra,
il mio cuore si emoziona e pena,
non si fa la guerra per vivere,
ma per essere supremo al fratello.
Era nato piccolo, esile, “grèllo”
come lo stelo di un fiore di “Lisa”
che, ad ogni alito di vento si piega.
Il padre disperso, la mamma
nel donare l’anima al suo Dio
l’aveva messo al mondo,
la nonna dal cuore e animo umano
si prese cura del piccolo, Grèllo.
Il tempo non si ferma per nessuno
e la guerra continua a mietere vite,
quell’esile piccola anima si trovò
senza volere, in questo mondo,
fragile, nell’incuria dell’uomo.
Chiedeva alla nonna disperata,
sapeva che mamma e papà
sono in cielo che lo guardano
quel bimbo Grèllo credeva convito.
Arrivò dal cielo il boato,
l’anima di nonna portò via,
il fragile orfano rimase solo,
senza lacrime per piangere, sorrideva.
Inaspettato fu il giorno funesto
anche per l’esile, miserevole Grello:
impavida la folata del vento,
l’ha disperso come foglia secca;
nessuna lacrima, volò la sua anima,
per abbracciare, mamma e papà.
©Vincenzo Lagrotteria
PremioParoleNuove AnimaDiVenzo2025


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