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La poesia di Annamaria Vezio – di Enrico Marco Cipollini Ogni silloge si dipana su tanti e sovra tutto svariati e speziati temi i quali hanno, un comune denominatore che è la trascendenza –i titoli non sono messi a caso- da un mondo dominato dal tempo edace e costellato più da dolori che gioie per cercare una dimensione di pieno amore, una ricerca tramite il lògos poetico della comprensione dell’essere in quanto la verità non si nasconde più ma si disvela nel senso greco del verbo. Tolto il velo dell’apparenza alla mondanità, il sostrato che mai non muta è il dolore, la sofferenza, la gioia, il valore degli affetti: ciò che l’Autrice chiama «essenza della persona» non vista come mezzo, strumento ma quale fine a sé stante. Sia ben chiaro, noi non leggiamo il mondo ma il nostro mondo, non appercepiamo le cose ma le nostre cose, i nostri desideri e non delle astratte esigenze e nella poesia, linguaggio anti-reificante per antonomasia, domina il cosiddetto “fantasma iconico” che, detto in altre parole, non è altro che la diversa capacità significativa della parola. Impossibile quindi “oggettivizzare” la poesia, impossibile a tradursi in altro linguaggio. Il critico e il l

giovedì 22 maggio 2025

Si cresce... AnnamariaVezio

 

Si cresce, si aggiungono momenti sul calendario delle esistenze. 

Si sfoglia il giorno come petalo di margherita, delicatamente. 

Si arriva al nucleo. 

È quando si è vicini al nucleo che si vede il mondo nella sua nudità. 

È allora che si diventa selettivi. Il troppo disturba,

 le parole vuote disturbano, la cecità disturba. Il vuoto 

che centrifuga il vuoto, disturba.

 Disturba ogni ombra che impedisce di scrutare 

in -ogni- propria ruga le tracce colorate, incisive, illuminate, 

che definiscono il momento presente. 

Quel momento presente nudo, distaccato, che vede e rifiuta 

ogni vuoto cerchi di risucchiare i momenti sul calendario. 

Ecco, dovremmo proteggere i nostri momenti impressi nelle rughe.

 ©2017UmaniPerCasoAmVezio



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