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La poesia di Annamaria Vezio – di Enrico Marco Cipollini Ogni silloge si dipana su tanti e sovra tutto svariati e speziati temi i quali hanno, un comune denominatore che è la trascendenza –i titoli non sono messi a caso- da un mondo dominato dal tempo edace e costellato più da dolori che gioie per cercare una dimensione di pieno amore, una ricerca tramite il lògos poetico della comprensione dell’essere in quanto la verità non si nasconde più ma si disvela nel senso greco del verbo. Tolto il velo dell’apparenza alla mondanità, il sostrato che mai non muta è il dolore, la sofferenza, la gioia, il valore degli affetti: ciò che l’Autrice chiama «essenza della persona» non vista come mezzo, strumento ma quale fine a sé stante. Sia ben chiaro, noi non leggiamo il mondo ma il nostro mondo, non appercepiamo le cose ma le nostre cose, i nostri desideri e non delle astratte esigenze e nella poesia, linguaggio anti-reificante per antonomasia, domina il cosiddetto “fantasma iconico” che, detto in altre parole, non è altro che la diversa capacità significativa della parola. Impossibile quindi “oggettivizzare” la poesia, impossibile a tradursi in altro linguaggio. Il critico e il l

martedì 10 dicembre 2024

A volte... AnnamariaVezio

 

A volte ci si sente traditi per un saluto non corrisposto
per una carezza non ricevuta...
Forse l'altro sta soffrendo la stessa mancanza
di saluto non corrisposto
di carezza non ricevuta...
Forse bisogna non sentirsi traditi e salutare
senza attesa di corrispondenza
e carezzare il vuoto della carezza mancante...
Forse bisogna donarsi senza timore di sperperarsi...
Forse bisogna soltanto vivere l'attimo
consci che non si ripeterà...
Forse bisogna soltanto vivere...

©2020AmVezioUmaniPerCaso



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