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La poesia di Annamaria Vezio – di Enrico Marco Cipollini Ogni silloge si dipana su tanti e sovra tutto svariati e speziati temi i quali hanno, un comune denominatore che è la trascendenza –i titoli non sono messi a caso- da un mondo dominato dal tempo edace e costellato più da dolori che gioie per cercare una dimensione di pieno amore, una ricerca tramite il lògos poetico della comprensione dell’essere in quanto la verità non si nasconde più ma si disvela nel senso greco del verbo. Tolto il velo dell’apparenza alla mondanità, il sostrato che mai non muta è il dolore, la sofferenza, la gioia, il valore degli affetti: ciò che l’Autrice chiama «essenza della persona» non vista come mezzo, strumento ma quale fine a sé stante. Sia ben chiaro, noi non leggiamo il mondo ma il nostro mondo, non appercepiamo le cose ma le nostre cose, i nostri desideri e non delle astratte esigenze e nella poesia, linguaggio anti-reificante per antonomasia, domina il cosiddetto “fantasma iconico” che, detto in altre parole, non è altro che la diversa capacità significativa della parola. Impossibile quindi “oggettivizzare” la poesia, impossibile a tradursi in altro linguaggio. Il critico e il l

martedì 17 marzo 2026

Penetrare la cortina dell'infelice -AnnamariaVezio-

siamo sempre in cammino, "accrescere l'anima" è il motivo del passaggio nella nostra storia...


"Penetrare con la tenerezza la cortina dell'infelice è possibile.

 La tenerezza nasce dal dolore vissuto, così come la durezza;

il dolore può renderci aperti così come restringerci in bui confini. 

Chi ha trasformato il proprio dolore in amore 

e ha riconosciuto il mezzo per donarlo,

 non può esimersi dal mostrarlo e offrirlo,

 ma deve saper discernere,

 il ricevente può essere un cuore aperto, 

così come una macina che sgretola qualunque seme. 

Amare è imperativo, donare è lo strumento,

 non disperdere il seme dell'amore è consigliato."


©2015UmaniPerCasoAmVezioText&Immage




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