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La poesia di Annamaria Vezio – di Enrico Marco Cipollini Ogni silloge si dipana su tanti e sovra tutto svariati e speziati temi i quali hanno, un comune denominatore che è la trascendenza –i titoli non sono messi a caso- da un mondo dominato dal tempo edace e costellato più da dolori che gioie per cercare una dimensione di pieno amore, una ricerca tramite il lògos poetico della comprensione dell’essere in quanto la verità non si nasconde più ma si disvela nel senso greco del verbo. Tolto il velo dell’apparenza alla mondanità, il sostrato che mai non muta è il dolore, la sofferenza, la gioia, il valore degli affetti: ciò che l’Autrice chiama «essenza della persona» non vista come mezzo, strumento ma quale fine a sé stante. Sia ben chiaro, noi non leggiamo il mondo ma il nostro mondo, non appercepiamo le cose ma le nostre cose, i nostri desideri e non delle astratte esigenze e nella poesia, linguaggio anti-reificante per antonomasia, domina il cosiddetto “fantasma iconico” che, detto in altre parole, non è altro che la diversa capacità significativa della parola. Impossibile quindi “oggettivizzare” la poesia, impossibile a tradursi in altro linguaggio. Il critico e il l

venerdì 10 febbraio 2023

Partire - Di Luigi Besana

 

Nella stanza la luce chiara del giorno
si versa nel mio sangue scuro.
La vena scorre nel tempo
passando dalle tue mani
chiuse sulla mia fronte
per raggiungermi nei sogni riposti
nel buio della memoria.
Era il mio turno, dovevo partire
intorno a me non c'era nessuno
dovevo lasciare una lettera.
Era il mio turno, perchè ero giovane
e andavo a cercare sulle mappe
il sentiero invisibile della mia vita.
La porta era uno schermo
tra il corpo sulla strada
e i frammenti della mente.
Dormirò, mi dissi con desìdia.
Per non essere responsabile di nulla.

©2023Luigi Besana PremioParoleNuove AnimaDiVento





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