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La poesia di Annamaria Vezio – di Enrico Marco Cipollini Ogni silloge si dipana su tanti e sovra tutto svariati e speziati temi i quali hanno, un comune denominatore che è la trascendenza –i titoli non sono messi a caso- da un mondo dominato dal tempo edace e costellato più da dolori che gioie per cercare una dimensione di pieno amore, una ricerca tramite il lògos poetico della comprensione dell’essere in quanto la verità non si nasconde più ma si disvela nel senso greco del verbo. Tolto il velo dell’apparenza alla mondanità, il sostrato che mai non muta è il dolore, la sofferenza, la gioia, il valore degli affetti: ciò che l’Autrice chiama «essenza della persona» non vista come mezzo, strumento ma quale fine a sé stante. Sia ben chiaro, noi non leggiamo il mondo ma il nostro mondo, non appercepiamo le cose ma le nostre cose, i nostri desideri e non delle astratte esigenze e nella poesia, linguaggio anti-reificante per antonomasia, domina il cosiddetto “fantasma iconico” che, detto in altre parole, non è altro che la diversa capacità significativa della parola. Impossibile quindi “oggettivizzare” la poesia, impossibile a tradursi in altro linguaggio. Il critico e il l

giovedì 29 luglio 2021

L A S C O G L I E R A di Enzo Di Giovanni


Spumeggiante la scogliera
gonfia l'onda è quasi sera
i gabbiani a pelo d'acqua
la risacca che scialacqua.
La salsedine goccioline
il mistero e l'aria fine
i pensieri penetranti
poi le raffiche sferzanti.
Il mio corpo assai piccino
simile a corde di violino
infierisce la suonatrice
la mia dolce meretrice.
Dolca dea mia diletta
io ti cerco sei negletta
non capisci le sofferenze
le attese le mie pazienze.
Sei troppo superficiale
è l'immagine che vale
non possiedi sentimenti
i tuoi valori incoerenti.
Mi conforta or la natura
è una vita che già dura
mi trasporta col suo canto
nell'oblio e me ne vanto.

©Enzo Di Giovanni



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