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La poesia di Annamaria Vezio – di Enrico Marco Cipollini Ogni silloge si dipana su tanti e sovra tutto svariati e speziati temi i quali hanno, un comune denominatore che è la trascendenza –i titoli non sono messi a caso- da un mondo dominato dal tempo edace e costellato più da dolori che gioie per cercare una dimensione di pieno amore, una ricerca tramite il lògos poetico della comprensione dell’essere in quanto la verità non si nasconde più ma si disvela nel senso greco del verbo. Tolto il velo dell’apparenza alla mondanità, il sostrato che mai non muta è il dolore, la sofferenza, la gioia, il valore degli affetti: ciò che l’Autrice chiama «essenza della persona» non vista come mezzo, strumento ma quale fine a sé stante. Sia ben chiaro, noi non leggiamo il mondo ma il nostro mondo, non appercepiamo le cose ma le nostre cose, i nostri desideri e non delle astratte esigenze e nella poesia, linguaggio anti-reificante per antonomasia, domina il cosiddetto “fantasma iconico” che, detto in altre parole, non è altro che la diversa capacità significativa della parola. Impossibile quindi “oggettivizzare” la poesia, impossibile a tradursi in altro linguaggio. Il critico e il l

mercoledì 12 febbraio 2025

G R E L L O di Enzo Di Giovanni

 


Filo spinato e la neve
mentre grello si aggirava
sognando bucaneve
quell'odore lo straziava.
Sfocato il filo spinato
tutt'intorno alle baracche
non ricorda quand'è nato
stelle gialle sulle giacche.
Ciminiere sempre accese
che bestemmiavano il cielo
tanti fumi tante ascese
tanto assurdo e tanto gelo.
E sentiva la mancanza
della mamma strappata
dall'odio ed arroganza
gli mancava l'abbracciata.
E grello in visino smunto
che pareva rassegato
grave odore di bisunto
e l'amaro nel palato.
Voleva solo morire
e raggiunger tra le stelle
quella che era più brillante
tra gran baci e caramelle.

©Enzo Di Giovanni
PremioParoleNuove AnimaDiVento2025




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