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La poesia di Annamaria Vezio – di Enrico Marco Cipollini Ogni silloge si dipana su tanti e sovra tutto svariati e speziati temi i quali hanno, un comune denominatore che è la trascendenza –i titoli non sono messi a caso- da un mondo dominato dal tempo edace e costellato più da dolori che gioie per cercare una dimensione di pieno amore, una ricerca tramite il lògos poetico della comprensione dell’essere in quanto la verità non si nasconde più ma si disvela nel senso greco del verbo. Tolto il velo dell’apparenza alla mondanità, il sostrato che mai non muta è il dolore, la sofferenza, la gioia, il valore degli affetti: ciò che l’Autrice chiama «essenza della persona» non vista come mezzo, strumento ma quale fine a sé stante. Sia ben chiaro, noi non leggiamo il mondo ma il nostro mondo, non appercepiamo le cose ma le nostre cose, i nostri desideri e non delle astratte esigenze e nella poesia, linguaggio anti-reificante per antonomasia, domina il cosiddetto “fantasma iconico” che, detto in altre parole, non è altro che la diversa capacità significativa della parola. Impossibile quindi “oggettivizzare” la poesia, impossibile a tradursi in altro linguaggio. Il critico e il l

lunedì 28 ottobre 2024

CROBILO di Concetta La Placa


Ricorderai il mio crobilo
in una notte di novembre
quando fuori la nebbia era fitta
e il vento del nord spazzava via,
per sempre le foglie morte.
Ricorderai quella mia treccia fitta,
che mi sciogliesti lentamente, con delicatezza, per rendermi ancora più sensuale,
mentre ardevamo di desiderio in quella oscurità d’amore.
Ricorderai che fu una notte
in cui il fuoco arse senza sosta.
Testimoni muti furono solo le stelle
e la luna, eppure quella tenebra
non vide mai il mattino.
Ora, io e te siamo solo meteore d’amore disperse in un cosmo
fitto di nebbie, che non ci appartiene più.
Vaghiamo eternamente nel nulla,
come quei giorni che non sono più.


©2024 Concetta La Placa PremioParoleNuove AnimaDiVento



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